Home » Artisti

Arthur Duff, Scattered Edges, 2018-2019, corda in poliestere, luci neon, Courtesy l’artista e Marignana Arte, Venezia, foto Nico Covre

La pratica di Arthur Duff (Wiesbaden, 1973), di matrice essenzialmente scultorea ed installativa, è caratterizzata da una spiccata libertà, sia rispetto ai materiali utilizzati, frequentemente prelevati da ambiti non artistici, che nello stretto dialogo instaurato con il contesto. Sovente il suo lavoro scaturisce dalla ricerca di una relazione e di una forma di intimità, che l’artista rende manifesta nello spazio ricorrendo alla parola e all’impiego del neon o del laser.
Vive e lavora a Vicenza.

Serena Fineschi, Thirty Winter Nights (from Bruegel’s Sky to Bosch’s Garden), 2018, lana di vetro e cartone verde, 250 x 154 x 8 cm, Courtesy l’artista e Marignana Arte, Venezia, foto Nico Covre

L’opera di Serena Fineschi (Siena, 1973) nasce da un interesse rivolto alla materia, agli elementi costitutivi del fare arte, nonché alla fugacità e ai continui cambiamenti cui è sottoposto l’esistente. I suoi lavori, prevalentemente di forma bidimensionale, esplorano il confine tra la pratica processuale e quella concettuale, con accenti che spaziano dalla malinconia all’ironia più pungente.
Vive e lavora fra Siena e Bruxelles.

Silvia Infranco, Porifera – Metaforma II, 2018, ossidi, pigmenti, cera su carta, 300 x 200 cm, Courtesy l’artista e Marignana Arte, Venezia, foto Nico Covre

La pratica artistica di Silvia Infranco (Belluno, 1982) si basa su un forte legame con la materia organica che viene utilizzata per indagare i fenomeni di cambiamento, di memoria e di tempo. Frequentemente le sue opere si configurano come un continuo accumulare, togliere, macerare e stratificare di elementi, in un processo incessante del quale rimangono esili e delicate tracce, che invitano alla introspezione.
Vive e lavora a Bologna.

Túlio Pinto, Rectangle #2, 2018, vetro e acciaio, 213 x 85 x 62 cm, Courtesy l’artista e Piero Atchugarry Gallery, Garzón e Miami, foto Nico Covre

La ricerca dell’equilibrio tra forze contrastanti è uno degli elementi poetici più significativi dell’opera di Túlio Pinto (Brasília, 1974, Brasile). L’artista infatti indaga il concetto di tensione impiegando materiali caratterizzati da nature e comportamenti opposti, che egli porta ai limiti tecnici consentiti grazie ad un’accorta conoscenza delle loro proprietà fisiche. Il suo è un tentativo di sfidare la materia, di mostrare all’osservatore come spesso i limiti, frutto delle nostre percezioni erronee, possano essere superati.
Vive e lavora a Porto Alegre (Brasile).

Fabrizio Prevedello, Sceso da una cava sul monte dentro lo zaino (pensando a Carlo Scarpa che pensava a Constantin Brancusi), 2017, marmo, metallo, acqua, 117 x 197 cm, h. 38.5 cm, Courtesy Cardelli & Fontana, Sarzana, foto Nico Covre

Fabrizio Prevedello (Padova, 1972) si dedica in esclusivamente alla scultura, impiegando in forma poetica ed antiretorica i materiali primari, come il gesso, il marmo ed il metallo. Centrali nella sua pratica sono l’esplorazione del paesaggio e la ricerca di una relazione quasi intima con i materiali, spesso di risulta, raccolti da cave o contesti dimenticati. Quella dell’artista è una forma vera e propria di cura offerta sotto forma di scultura, uno slancio per reagire, sottraendo la materia all’abbandono.
Vive e lavora in Versilia.

Quayola, Remains #L1_004_102, #L2_007_022, #L2_007_021, 2018, inkjet print, 120 x 80 cm ciascuno, Courtesy l’artista e e Marignana Arte, Venezia, foto Nico Covre

La ricerca di Quayola (Roma, 1982) si basa sull’utilizzo di software, funzioni computazionali e algoritmi, grazie ai quali egli scompone le forme e le immagini che provengono dalla realtà o da altre opere d’arte che appartengono al nostro immaginario. Tali stimoli vengono poi riformulati digitalmente e, successivamente, trasposti in forma bidimensionale o scultorea. Nella sua indagine le tensioni tra reale e artificiale, vecchio e nuovo, figurativo e astratto, deflagrano, mostrando l’inefficienza delle tassonomie con cui siamo soliti ordinare il mondo.
Vive e lavora a Londra.

Verónica Vázquez, Textil III, 2016, elementi industriali, 187 x 174.5 cm, Textil, 2018, elementi industriali, Courtesy l’artista e Piero Atchugarry Gallery, Garzón e Miami, foto Nico Covre

Verónica Vázquez (Treinta y Tres, 1970, Uruguay) lavora di frequente con materiali industriali di scarto – come metalli, pelli e plastiche – che ricompone in sorprendenti assemblaggi poetici, impiegando modalità in cui reitera delle azioni manuali. Nella sua opera è possibile cogliere gli echi dell’arte tessile e della scultura modernista, unite ad una sensibilità compositiva personalissima in cui anche il frammento più piccolo trova la propria intima ragion d’essere.
Vive e lavora in Uruguay.

Marco Maria Zanin, Gallinaro, Padova (Cattedrali Rurali), 2015, stampa fine art print su carta cotone, 120 x 150 cm, Courtesy l’artista e Marignana Arte, Venezia, foto Nico Covre

I lavori di Marco Maria Zanin (Padova, 1983) nascono da un interesse visivo verso il paesaggio, i resti degli interventi antropici, nonché i lasciti fisici e simbolici della civiltà rurale, che egli indaga grazie alla fotografia. La sua ricerca si sviluppa a partire da approcci antropologici e dalla comparazione di tempi, convenzioni e modalità distanti, delle quali evidenzia l’inconciliabilità, come sottolineato più volte da immagini di manufatti il cui uso è andato perduto.
Vive e lavora a Padova e a San Paolo (Brasile).